Madri ( e figlie?)

In questi giorni ,  mi sono chiesta spesso quando si smette di essere madre:  i figli sono persone autonome, adulte e consapevoli e tu puoi solo stare a guardare…lo “sciamanesimo” (= “bibi bibi pussa via, non toccar la bimba mia!) non funziona più e non c’è assolutamente niente che tu possa fare per eliminare problemi e sofferenza all’amore della tua vita.

Allora ho pensato a come mi sentivo a quarant’anni con la mia mamma e ho capito di non avere mai smesso di accucciarmi sul suo cuore (metaforicamente!);  che il sapere che lei c’era mi faceva automaticamente sentire al sicuro: anche negli ultimi tempi , se appoggiavo la guancia sul suo viso, mi sentivo tutta racconsolata e capita ed amata.

Ricordo  pomeriggi sereni; io bambina che ascolto la radio dei ragazzi, lei che canticchia, la signora Rosetta che ci rivolta i cappotti e borda le lenzuola, mio fratello gioca in cortile; e mattine “coccolose”, un poco di febbre, niente scuola, lei torna dalla spesa con dei giornalini (Topolino, Tiramolla, L’intrepido…) e mi bacia la fronte e mi prepara il riso al latte. E sentirla cantare mentre si muove per la casa.

A lei piaceva stare con le sue amiche: la signora Catherine (la sua preferita e i cui figli sono tuttora amici-famiglia per me!), la signora Palmira e tante altre.

A carnevale le sarebbe piaciuto portarci in piazza Vittorio alle giostre e a vedere i carri, ma uno dei tre aveva sempre la febbre e allora si metteva un cappellino, mi vestiva da Cappuccetto Rosso con un suo grembiule,per l’appunto rosso; vestiva mio fratello con un cappello da cow-boy, friggeva le bugie e festeggiava così.

Ecco: il riso al latte della mia mamma è stato il mio confort food per tutta la vita, anche da adulta, nei momenti di malinconia o di crisi, senza che glielo chiedessi, mi faceva trovare il riso al latte…e non ridete, perché non avete idea di cosa significhi!

Ripensare alla mia mamma non mi rende triste, perché so che questi ricordi di infanzia-adolescenza-maturità-vecchiaia che mi ha lasciato, ripensare a sapori, profumi e canzoni perdute; continua a farmi sentire al sicuro, perché l’ho avuta e , come mio papà, non se ne è mai veramente andata.

“Blossoms will run away

Cakes reign but a Day,

But Memory like Melody,

Is pink eternally”

(Emily Dickinson)

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti

about a girl…

Poteva mancare il solito, stucchevole post di compleanno per la mia B.? Certo che no!

Ti ho amata ancor di più in questi difficili ultimi mesi : ho amato la tua capacità di lottare, di metterti in discussione, di cercare sostegno e forza in quella meravigliosa tua cerchia di amicizie senza cedere all’autocommiserazione.

Avrei voluto poterti mettere al sicuro da tutto quel dolore, ma ho anche sempre  saputo che tu ce l’avresti fatta.

Non c’è niente che io possa dire che tu non sappia e che non abbia già detto.

Posso solo ripetere ora e all’infinito che tuo padre ed io ti amiamo tantissimo e non ci sono genitori più fieri di noi per quello che tu sei. Nunc et semper.

Buon compleanno, amore grande. continua a camminare nella vita così, splendente.

Ecco la poesia di quest’anno.

“Spero che non perderai mai il senso di meraviglia,
che ti sentirai sazia mangiando
ma non perderai mai quella fame;
possa tu non dare mai per scontato
neppure un singolo respiro,
possa Dio proibire all’amore
di lasciarti a mani vuote.

Spero che tu ti senta ancora piccola
quando sei in piedi davanti l’oceano.
Quando una porta si chiude
io spero che un’altra si apra;
promettimi che darai a ciò in cui credi
una possibilità di lottare.

E quando ti si presenterà la scelta
di star seduta in disparte
o di danzare
spero che danzerai,
spero che danzerai.

Spero che non avrai mai paura
di quelle montagne lontane,
che non ti accontenterai mai
del sentiero più facile;
vivere può voler dire assumersi dei rischi
ma vale la pena farlo,
amare può rivelarsi un errore
ma vale la pena farlo.

Non permettere a un cuore caparbio
di lasciarti amareggiata;
quando senti che stai per tradire te stessa
ripensaci,
offri ai cieli sopra di te
qualcosa di più di uno sguardo fuggevole.

E quando ti si presenterà la scelta
di star seduta in disparte
o di danzare
spero che danzerai,
spero che danzerai.”

|Hwang Jin Yi||

Pubblicato in Uncategorized | 5 commenti

Riflessioni

La sensazione più strana dell’essere in pensione è forse quella di smarrimento: dopo 62 anni ( ponendo a sei l’inizio della scuola), ti rendi conto che, per la prima volta ,non hai impegni:non devi studiare, non hai esami da preparare, non hai un orario preciso in cui devi fare qualcosa, nessuno verrà ad interrogarti, giudicarti e così via.

D’altronde non sei più tu: buona parte della tua identità veniva dal tuo lavoro. Probabilmente sono io che l’ho vissuto così; forse perché mi è costato tanto e avevo riposto tante aspettative e tanti sogni ( assolutamente irreali!) in questo mestiere quando ero giovane che adesso è come se fosse tutto finito prima di cominciare.

Non ho fatto la differenza: il mio fido compagno è andato in pensione “risolto”: il suo modo di essere e lavorare ha fatto la differenza per tante persone. Io ne sono fiera.

Non ho fatto la differenza: una somma di scelte “baravantane” (io, non il destino crudele o la mafia irlandese!) mi ha reso mediocre.

Comunque va bene  così. posso alzarmi quando voglio, leggere fino a notte fonda, aprire lo studio in orari comodi, uscire per l’aperitivo, programmare cene ,pranzi e scampagnate a mio piacere: ho meno soldi, ma sto molto meglio di tanti altri  e di questo sono grata.

Ieri sera guardavo i bei visi leali delle persone che mi hanno accompagnato nell’ultima parte del mio percorso professionale e pensavo che loro sì, loro hanno fatto la differenza.

Abbiamo condiviso e risolto insieme problemi, incazzature, risate e milioni di tazze di caffè e se mi resta la loro amicizia, mi resta tutto quello che è importante nella vita.

Tra di loro spiccava il faccino solare della mia B. e il bel viso aperto del suo compagno: e questo è ciò che conta.

Poi sono tornata a casa dall’altro pensionato che occupa abusivamente parte della mia casa e della mia vita e mi sono sentita al sicuro. non si può chiedere di più.

Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti

Fairy tales

Tutte le fiabe finiscono con la principessa che balla il valzer con il principe azzurro. O meglio, iniziano il loro “…e vissero insieme felici e contenti”.

Io ho finito, (o meglio, iniziato) con una canzone di Mina,mangiando un tramezzino con le acciughe tra le braccia di un principe arcobaleno.

Sì, perché il mio dolce e vecchio amore è in technicolor: verde, grigio, rosso, azzurro…dipende dai giorni.

All’inizio della nostra vita insieme, abbiamo accumulato un mare di errori: ce li rinfacciamo ancora adesso, che non li facciamo più. Ma siamo insieme da quarantacinque anni (5+40).Nessuno dei due ha mollato: pura testardaggine. Piuttosto che accettare un fallimento,abbiamo tenuto duro.Siamo invecchiati ed abbiamo trascorso tutto questo tempo insieme litigando praticamente sempre e non ce ne siamo neanche accorti.

Forse perché ci diciamo le peggio cose e un minuto dopo usciamo insieme per mano o organizziamo un viaggio o decidiamo qualunque cosa da fare come se niente fosse: pappa e ciccia (io ciccia, lui pappa).

Solo ieri sera, alla vigilia di questo quarantesimo anniversario di nozze ho realizzato che era trascorso tutto questo tempo, che siamo “una coppia di anziani coniugi” ed io non me ne ero accorta. Sembra ieri. Tutte le fatiche, le liti, le difficoltà, le grandi gioie e i grandi dolori, le crisi coniugali e i momenti di pura gioia: sembra ieri.

Questa unione poi ci ha regalato la nostra B.: non è solo questo, ma sarebbe bastato per dire che ne è valsa la pena.

Abbiamo tenuto duro, abbiamo parato i colpi, abbiamo pianto e abbiamo riso, siamo stati fortunati e cocciuti, ci amiamo ancora come quarantacinque anni fa: non so perché, ma è così. Per cui: buon anniversario a noi, caro il mio vecchietto: stand by me.

Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti

compleanno…

Sapete che non c’è 12 febbraio senza un piccolo post per la mia grande bambina ( che forse non è più tanto bambina per l’intero universo, ma lo resta nei vecchi cuori di noi  Nelli).

 

Cara B., mi piacerebbe trovare sempre cose nuove e significative, pregne di senso e mirabolanti, ma purtroppo non sono una scrittrice e sono anche abbastanza banale, retorica e molto “pop”.

Ho cercato ispirazione rileggendo Erma Bombeck in cui mi sono spesso identificata, perché vedevo in lei molte delle manchevolezze e dei pasticci che ho fatto come madre, ma  in realtà, credo che poi ognuna di noi viva sempre in modo diverso  e sopratutto in base ai figli che si ritrova, l’esperienza genitoriale.

Sono stata  pasticciona ed approssimativa nelle cose pratiche, ma molto attenta nelle questioni di maggior peso: ho agito come credevo meglio giorno dopo giorno ed è stata una fatica ricompensata al massimo; non certamente il Mulino Bianco, ma va bene così.

Per inciso. avresti davvero voluto un padre che parla con le galline o, peggio ancora, quei due stucchevoli individui divoratori di Baiocchi?

Nonostante ciò, credo di aver fatto un buon lavoro e tu ne sei la prova vivente e pimpante, anche se un po’ troppo pelata e tatuata per i miei gusti!

Come sempre quindi, affido a qualcuno che tu ben conosci il compito di mandarti il mio cuore:

…………….

Da tanti luoghi vieni,
dall’acqua e dalla terra,
dal fuoco e dalla neve,
da così lungi cammini
verso noi due,
dall’amore che ci ha incatenati,
che vogliamo sapere
come sei, che ci dici,
perché tu sai di più
del mondo che ti demmo.
Come una gran tempesta
noi scuotemmo
l’albero della vita
fino alle più occulte
fibre delle radici
ed ora appari
cantando nel fogliame,
sul più alto ramo
che con te raggiungemmo.

Pablo Neruda

 

sempre sei il mio grande amore.

Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

porterò con me

ci sono cose della vita universalmente condivise, specie con quelli che ami: grandi e piccoli eventi,gioie, dolori, emozioni di ogni sorta. altre sono solo tue e solo a te appartengono.

queste sono alcune delle cose che porterò con me, se c’è un’altra dimensione ( il più tardi possibile,ovviamente)

porterò con me la cioccolata con panna di un bar di via Breglio con cui mio nonno paterno mi ha curato amorevolmente dopo una lunga malattia quando ero piccola ed il pediatra aveva raccomandato una rigida dieta “in bianco”,

porterò con me le bambole di carta, il latte bevuto con i grissini forati, le scarpe con il tacco ed il rosario con le signorine Bellone a casa della mia amatissima nonna materna,

porterò con me un sorriso di uno sconosciuto ragazzo mai più visto, la prima volta che andai a Parigi, sul Pont Neuf,

porterò con me le risate del mio amore, quando era ragazzo e mi chiamava bidoncino, ignaro del fatto che sarei diventata un oleodotto,

porterò con me la prima mattina con Incorporella, quando l’ho presa tra le braccia e ci siamo dette:”Ma io ti conosco!” e la sensazione della sua manina morbida nella mia ed il sorriso che mi ha fatto gettandosi tra le mie braccia dopo una separazione,

porterò con me la sensazione della guancia liscia della mia mamma e il senso di conforto che mi ha sempre dato sapere che lei era la mia mamma,

porterò con me il discorso silenzioso che ci siamo scambiati il mio papà ed io la sera prima delle mie nozze,

porterò con me le canzoni di montagna di mio fratello e i suoi silenzi e le sue arrabbiature e la consapevolezza di sapere che sarebbe stato comunque dalla mia parte,

porterò con me la mano di Bubu che mi accarezza la testa e mi consola e mi chiama Luisotta,

porterò con me mille e mille volti e sorrisi e momenti (ah, il tramonto a capo Sunion!) di amici persi, ritrovati, mai partiti e mai tornati: non basterebbe un’enciclopedia.

Ma non porterò nessuno e niente di quelli che mi hanno ferita, umiliata, tradita : se penso a tutto il resto, loro non sono nulla.

Pubblicato in Uncategorized | 8 commenti

trentanove (+5) e non sentirli…

se trentanove anni fa mi avessero detto che avrei festeggiato trentanove, appunto, anni di matrimonio, non so cosa avrei risposto.

forse perché mi sembrava un tempo lunghissimo e lontanissimo e non riuscivo a vedere me ed il mio giovane sposo come un’anziana e ben poco arzilla coppia di vecchietti.

e qui mi faccio l’eterna domanda: cosa ci ha tenuto insieme? cosa ha reso il nostro matrimonio così coriaceo ?

noi litighiamo sempre: siamo la coppia di vecchietti più esasperante dell’intero universo, ci rinfacciamo tutto, dalle chiavi del garage smarrite alla dipartita del canarino dei vicini.

il tempo che passiamo insieme è caratterizzato da me che sbuffo e gli rispondo male e lui che piagnucola e rinfaccia colpe vere o presunte oppure grida, se ne va, sbatte porte.

quando dobbiamo decidere qualcosa sembriamo gli avvoltoi del disneyano libro della jungla: “cosa vuoi fare tu?” – “non lo so, cosa vuoi fare tu?” e così via, finché uno dei due decide e l’altro sbuffa o rinfaccia.

però…state ben attenti, non provateci neppure a fare del male o a parlare male o anche solo a criticare velatamente uno di noi con l’altro, perché vi mangeremo vivi.

a modo nostro, con grande sbattimento, siamo ferocemente e tenacemente avvinghiati; non possiamo stare l’uno senza l’altra e l’amore che proviamo incommensurabilmente per la nostra bimba è una propaggine dell’amore che proviamo tenacemente da ben quarantaquattro anni ( conta il fidanzamento) io per lui e lui per me.

ovvio che lei sia sopra ogni cosa: ma lei è stata un dono, una meraviglia perfetta, una sorpresa fantastica che la vita ci ha riservato.

la coppia siamo noi: un figlio copre un periodo breve della vita, lo ami sopra ogni cosa, ma deve volare via.

noi dobbiamo sceglierci ogni benedetto giorno, invecchiare e dividere i pannoloni e le minestrine insieme, per tutti i giorni della nostra vita, finché morte non ci separi.

e allora, come trentanove anni fa, ti dico “sì”, amore mio. Nessuno potrebbe litigare con me così bene come te.

Pubblicato in Uncategorized | 4 commenti